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  La filtrazione delle particelle ultrafini

La consapevolezza che gli impianti HVAC siano in grado di garantire non solo il controllo dei parametri termoigrometrici (temperatura e umidità) ma anche la qualità dell'aria interna,ha posto maggiormente l'attenzione sull'importanza dei sistemi di filtrazione e sulla loro capacità a rimuovere le sostanze inquinanti aerodipserse presenti nell'aria esterna di rinnovo convogliata negli ambienti dagli stessi impianti HVAC.

 

Attualmente, la maggior parte dei sistemi HVAC per il trattamento dell’aria negli edifici è dotata di filtri di classe 7 o inferiore. I risultati di laboratorio hanno mostrato che i filtri di classe F hanno un’efficienza minima per le particelle con dimensioni attorno a 0,1 μm, mentre l’efficienza aumenta per le dimensione nell’ordine dei nanometri.
Le misurazioni di laboratorio hanno tuttavia dimostrato che filtri di differente tipologia appartenenti alla stessa classe presentano una capacità di catturare particelle che varia notevolmente, dopo un certo periodo di lavoro, a seconda dei meccanismi di filtrazione utilizzati. Ad esempio, i filtri S1 hanno un’efficienza di filtrazione più o meno costante nella gamma da 20 a 100 nm, mentre quella dei filtri G1, G2 e S2 aumenta al diminuire delle dimensioni delle particelle nella stessa gamma. Per garantire una pulizia efficace dell’impianto di trattamento dell’aria, è estremamente importante scegliere il filtro giusto. I test di laboratorio hanno mostrato che la differenza nel livello di contaminazione dovuto alle particelle fini e ultrafini, nella gamma, da 20 a 430 nm, può essere fino a 2,6 volte superiore a seconda della tipologia di filtri impiegati anche se di uguale efficienza. Scegliendo poi una classe su-ulteriormente ridotto.
Se si valutano i dati relativi alla penetrazione forniti dalla ricerca di laboratorio, il livello può essere ulteriormente ridotto del 28% passando da classi di filtrazione F7 a F9.
Se si confrontano i dati in situ dell’efficienza della classe F7 con l’efficienza PAH associata alle particelle, è ragionevole ritenere che l’esposizione possa essere ridotta con un fattore simile a quello dell’esperimento di laboratorio.
La correlazione tra l’efficienza relativa alle particelle ultrafini, misurata con il TSI- 8020, e l’efficienza PAH ha indicato che una parte significativa di idrocarburi aromatici policiclici è originata da particelle ultrafini e non da particolato di maggiori dimensioni. Per evitare la presenza di idrocarburi aromatici policiclici nei filtri del sistemi di trattamento dell’aria, è quindi essenziale l’impiego di filtri di elevata efficienza per la gamma ultrafine.
Secondo questa prospettiva, è necessario una migliore classificazione dei filtri di ventilazione generale. Gli attuali standard europei, infatti, classificano i filtri a 0,4 μm, non tenendo in considerazione perciò fattori importanti.

Ascca News • Ottobre/Dicembre n°4 • 2009

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